CASSAZIONE: NOTIFICA “BREVI MANU” DELLE COMUNICAZIONI DEL DATORE DI LAVORO AL DIPENDENTE

La Cassazione, con la sentenza n. 7306 del 14 marzo 2019, detta le norme  di consegna a mano delle comunicazioni aziendali. Nel caso specifico si fa riferimento alla mancata consegna di una lettera in busta chiusa di sanzione disciplinare, ma la sentenza vale anche per qualsiasi tipo di comunicazione a mano al dipendente.

La Corte parte da un principio di diritto, ormai, unanimemente riconosciuto: “esiste l’obbligo del lavoratore subordinato di ricevere sul luogo di lavoro e durante l’orario di lavoro comunicazioni, anche formali, da parte del datore di lavoro o di suoi delegati, in considerazione dello stretto vincolo contrattuale che lega le parti di detto rapporto, sicché il rifiuto del lavoratore, destinatario di un atto unilaterale recettizio, di riceverlo comporta che la comunicazione debba ritenersi regolarmente avvenuta, in quanto giunta ritualmente, ai sensi dell’art. 1335 c.c., a quello che, in quel momento, era l’indirizzo del destinatario stesso”. In sintesi, la Corte ritiene che il dipendente essendo legato da un patto di fedeltà e collaborazione con il datore non può opporre rifiuti “per partito preso”, ossia senza valide ragioni che non siano collegabili all’esercizio dei propri diritti.

Affinché la consegna possa dirsi perfezionata e la comunicazione possa considerarsi come avvenuta, il datore di lavoro deve fornire la prova di aver tentato di consegnare una missiva al lavoratore e di non esserci riuscito a causa del rifiuto del medesimo, oppure di avervi provveduto regolarmente raccogliendone la firma per ricevuta.

Insomma: la trasmissione della lettera può avvenire anche con forme svariate (anche via e-mail o Whatsapp), ma vi deve essere rigorosa prova che la trasmissione è stata reale ed effettiva.