Dirigenti scolastici, sulla riliquidazione «in pejus» della pensione decide il giudice ordinario

Il giudice competente a decidere sulla legittimità della riliquidazione in pejus del trattamento pensionistico del dirigente scolastico – e di tutti i dipendenti pubblici – non è la Corte dei conti in sede di giudizio pensionistico ma il giudice ordinario, in quanto si tratta di sindacare provvedimenti adottati dal Miur in qualità di datore di lavoro. Soltanto se il giudice del rapporto di lavoro ha affermato l’illegittimità di tali atti, la Corte dei conti potrà stabilire il ripristino della misura originaria della pensione. Ad affermarlo sono le Sezioni unite della Cassazione con l’ordinanza 31024/2019 – Ud. 14/10/2019 – RGN 5989/2018.

La questione

Al centro della controversia c’è l’esatta determinazione del trattamento pensionistico di un ex dirigente scolastico il quale, dopo qualche anno dal termine dell’attività lavorativa, riceveva un comunicazione da parte dell’Inps sulla riliquidazione in pejus della sua pensione, «per effetto di provvedimenti datoriali intervenuti a posteriori» che andavano a modificare la retribuzione accessoria. L’ex preside adiva così la Corte dei conti regionale chiedendo «la declaratoria di nullità, invalidità ed inefficacia» dei provvedimenti dell’amministrazione scolastica e la conferma della misura della pensione già erogatagli.

Il cosiddetto “Giudice unico delle pensioni” dichiarava il proprio difetto di giurisdizione nei confronti dei provvedimenti del Miur e dell’Ufficio scolastico regionale, indicando il giudice ordinario quale giudice competente, mentre accoglieva la parte del ricorso diretta contro l’Inps affermando il diritto dell’ex dirigente scolastico al “ripristino della pensione”. La decisione veniva poi impugnata dall’istituto previdenziale dinanzi alla sezione giurisdizionale centrale della Corte dei conti, la quale annullava completamente il verdetto di primo grado ritenendo che «le questioni relative al rapporto pensionistico sottostante al trattamento pensionistico» fossero di spettanza del giudice ordinario.

Decide il giudice del rapporto di lavoro

La questione arrivava così dinanzi alle Sezioni unite chiamate a decidere definitivamente sul giudice cui spetta vagliare la controversia. Ebbene, la Suprema corte ritiene che correttamente il giudice competente a decidere è stato individuato nel giudice ordinario, non potendo sussistere una concomitante decisione nel merito della vicenda da parte della Corte dei conti. La Cassazione ricorda come la giurisdizione esclusiva della giustizia contabile in materia di pensioni di pubblici dipendenti ricomprende tutte le controversie in cui il rapporto pensionistico costituisca elemento identificativo della domanda. In particolare, la Corte dei conti, «ha il potere dovere di delibare gli atti e i provvedimenti intervenuti nel progresso rapporto d’impiego, inerenti allo status del dipendente e al suo trattamento economico, al solo fine di stabilirne la rilevanza sul trattamento economico, senza con ciò invadere la giurisdizione del giudice competente a conoscere della misura del trattamento economico spettante in sinallagma con il rapporto di lavoro».

Ciò significa che la Corte dei conti non può decidere sulla legittimità dei provvedimenti del Miur, datore di lavoro, che costituiscono i «presupposti per la liquidazione della pensione definitiva», ma può intervenire solo se tali atti sono stati già ritenuti illegittimi da parte del giudice del rapporto di lavoro. Nel caso di specie, dunque, conclude il Collegio, correttamente il giudice delle pensioni ha declinato la propria giurisdizione in favore del giudice ordinario, in quanto «la riliquidazione in pejus del trattamento pensionistico era diretta conseguenza di provvedimenti datoriali modificativi della retribuzione accessoria» e solo dopo l’affermazione della loro illegittimità da parte del giudice ordinario sarebbe possibile ripristinare la misura originaria del trattamento pensionistico.