ITS: ALCUNE ECCELLENZE MA ANCHE TANTO SPRECO DI DENARO DEI CONTRIBUENTI

Rispetto a Paesi come la Germania (764.854 iscritti), la Francia (529.163), la  Spagna (400.341), il Regno Unito (272.487), in Italia i frequentanti i corsi sono appena 13mila su 100 ITS esistenti, che bruciano ben 32 milioni di euro statali, a cui si aggiungo i 50 circa provenienti dalle Regioni.

“Ci sono fondazioni che non erogano corsi da tre anni, e percorsi inseriti nell’area critica per lo stesso periodo”, scrive il Sole 24 ore del 13 maggio scorso. Eppure si leggono apprezzamenti sia da parte dei rappresentanti della Confindustria, sia da parte di Responsabili pubblici.

I primi sperano, forse, in una risorsa per le loro imprese in chiave 4.0, ma dai Responsabili pubblici quando si metterà mano ad una scrematura di queste Fondazioni inerti e si recupereranno questi soldi per investirli nella costruzione di scuole sicure ed architettonicamente proiettate al futuro?

Cari signori politici, l’obiettivo di far confrontare gli studenti con le più evolute tecnologie per avvicinarli, rapidamente, al mondo del lavoro, prima che essere degli ITS deve essere degli Istituti di Scuola Secondaria di Secondo Grado, che operano – molti – al limite della paralisi, se non fosse per i sacrifici di Dirigenti Scolastici, docenti e personale ATA.