“NO” DELLA COMPAGNIA DELL’ALBERO DELLA CONOSCENZA ALLA REGIONALIZZAZIONE

I “volontari” della Compagnia dell’Albero della Conoscenza, dopo un’ampia discussione, hanno deciso all’unanimità di esprimere la propria contrarietà alla Regionalizzazione voluta da questo Governo Pentastellato e fa appello a tutti coloro che hanno interesse nella scuola e nell’avvenire delle nuove generazioni di studenti perché aderiscano alla mobilitazione che è in atto nel Paese contro quest’idea scellerata che dividerebbe – scolasticamente – l’Italia in due.

«I progetti di autonomia differenziata, così come presentati da Veneto e Lombardia e anche dall’Emilia Romagna, sono da combattere perché segnano un ulteriore scardinamento del ruolo istituzionale e costituzionale della scuola pubblica statale».

«Le richieste di autonomia differenziata e di regionalizzazione delle istituzioni scolastiche risultano particolarmente pericolose e inaccettabili perché accentuerebbero la diversità di opportunità formative, già posta in essere dall’autonomia scolastica, offerte alle allieve e agli allievi della scuola italiana. Non è un caso che sia il Veneto sia la Lombardia intendano non solo regionalizzare il personale della scuola statale e gli uffici territoriali del Miur, ma farlo da subito con i dirigenti scolastici, che diventerebbero così emanazione diretta delle scelte amministrative e politiche regionali».

Contraria a qualunque declinazione della scuola in chiave aziendalista, la Compagnia dell’Albero della Conoscenza ribadisce che il Sistema di Istruzione pubblica e statale deve rimanere un’istituzione della Repubblica italiana e respinge ogni tentativo di trasformarla in un mero servizio rivolto a utenti o clienti rappresentati da famiglie e studenti. Le studentesse e gli studenti di questo Paese, che sono prima di tutti cittadine e cittadini, non devono apprendere solo sterili competenze, destinate inesorabilmente all’obsolescenza, ma conoscenze e saperi, per cui pensare di regionalizzare i programmi di studio ci riporterebbe ad un’amara esperienza già vissuta dall’Italia, quella del Trentennio fascista che impose libri di testo nelle scuole e contenuti filtrati dalle idee peregrine di quel movimento.

L’Autonomia scolastica, già minata dalla Legge 107/2015 con il rafforzamento dirigenziale, mal gestito ed usato personalisticamente da alcuni Dirigenti, ha limitato di fatto la libertà di insegnamento sancita dall’articolo 33 della Costituzione. Le interferenze del potere locale potrebbero ulteriormente limitarla e ciò sarebbe assolutamente intollerabile e farebbe fare alla scuola italiana un viaggio a ritroso di ben 70 anni.