OLTRE LE 40 ORE ANNUE, IL DOCENTE DEVE ESSERE PAGATO

La Corte di Cassazione Sezioni Civili riunite n. 7320/19 si esprime sulla formazione in servizio dei docenti.

La suprema Corte detta un ulteriore cambio di passo rispetto alla cosiddetta “Buona scuola” di Renzi. Infatti, ha stabilito di recente che la formazione va qualificata alla stregua di attività funzionale all’insegnamento proprio perché compresa tra quelle indicate nell’art. 29 comma 3 lettera a) del vigente contratto di lavoro. Gli obblighi di lavoro, infatti, hanno spiegato i giudici di legittimità, non si esauriscono nell’attività d’insegnamento. Ma si estendono a tutte le attività funzionali all’insegnamento che comprendono “programmazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione, compresa la preparazione dei lavori degli organi collegiali, la partecipazione alle riunioni e all’attuazione delle delibere adottate dai predetti organi”. Così come previsto dall’articolo 29 del contratto del 2007, ancora vigente per effetto del rinvio operato dall’art. 1, comma 10 del contratto del 19 aprile 2018.

In vero, sulla questione si erano pronunciati in tal senso già due tribunali: di Verona con sentenza n. 46 dell’11/04/2011 e di Terni con sentenza n. 84 del 20/02/2019. Nella prima il giudice ha accertato che le ore prestate per partecipare ad un corso di formazione sulla sicurezza, essendo state prestate oltre il monte ore obbligatorio, dovessero essere qualificate “come vere e proprie ore di lavoro aggiuntive rispetto a quelle contrattualmente previste e come tali…. essere retribuite”.

La seconda è perfettamente in linea con quella di Verona, con la precisazione definitiva della Cassazione che ha stabilito che la retribuzione delle ore aggiuntive funzionali all’insegnamento è regolata dalla tabella 5 allegata al contratto collettivo nazionale di lavoro: 17,50 euro l’ora. E sull’applicabilità del contratto non ha espresso dubbio alcuno. La Suprema Corte, infatti, è costante nel ritenere che la misura della retribuzione, in conformità a quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione, debba essere quella stabilita nei contratti collettivi. Contratti collettivi che costituiscono anche la fonte primaria dei diritti e dei doveri dei lavoratori, come sancito da precedente sentenza di Cassazione in Sezioni Unite Civili, Presidente Carbone, Relatore P. Picone n. 21744 del 14 ottobre 2009, e opportunamente richiamata nella sentenza de quo.