Sindacati contro: il decreto scuola non va, disattende gli impegni presi

Sindacati contro: il decreto scuola va cambiato. Lo hanno ribadito tutte le sigle sentite in audizione dalle commissione riunite Lavoro e Istruzione di Camera e Senato. Con una concordanza di toni e di temi. Per i rappresentanti dei lavoratori all’appello mancano, ad esempio, le misure su Dsga facenti funzione e diplomati magistrali.

GLI EMENDAMENTI DELLA CISL

Il decreto scuola ha in parte disatteso gli accordi fra sindacati e Miur: è quanto hanno evidenziato oggi in audizione davanti alle commissioni Cultura e Lavoro della Camera il segretario nazionale Cisl Attilio Varengo e Rita Frigerio che hanno presentato una serie di emendamenti. Anche per ribadire la necessità di una più complessiva rivisitazione della materia reclutamento, solo parzialmente affrontata dal decreto legge che peraltro interviene unicamente nell’ambito della scuola secondaria. Da qui la presentazione di una serie di proposte emendative: il computo dell’anno scolastico in corso ai fini del triennio di servizio che dà accesso al reclutamento straordinaria dei docenti; il mantenimento della deroga al possesso dei 24 crediti formativi per chi ha tre annualità di servizio; la possibilità di chiedere l’assunzione in altre regioni anche per i candidati inseriti nelle graduatorie 2016 e 2018 dei concorsi di scuola primaria e dell’infanzia; la proroga di un anno anche per primaria e infanzia della validità delle graduatorie del concorso 2016; estensione agli specializzandi della possibilità di accedere alle procedure straordinarie per il sostegno; la deroga dal possesso della laurea per accedere al concorso riservato agli assistenti amministrativi facenti funzione di Dsga per almeno un triennio.

I RILIEVI DELLA UIL

A sottolineare che gli impegni presi in precedenza non sono stati rispettati in pieno è anche la Uil Scuola. Giuseppe D’Aprile e Rosa Cirillo, che hanno illustrato i loro motivi di contrarietà: l’ esclusione dal concorso straordinario degli assistenti amministrativi Facenti Funzioni con almeno tre anni di servizio senza titolo specifico; l’impossibilità, per il personale iscritto nelle graduatorie a esaurimento, di scegliere, su base volontaria, una Regione/Provincia diversa da quella della propria graduatoria nella quale essere immessi in ruolo; il fatto che sia rimasto ancora irrisolto il problema dei “diplomati magistrali”. Per il sindacato, il problema del contenzioso relativo al concorso dei dirigenti scolastici merita infine un’attenta riflessione, sia per coloro che sono stati ammessi sia per coloro che hanno denunciato le gravi irregolarità. «Noi non staremo a guardare ma vigileremo in modo attento affinché l’iter del decreto possa giungere a compimento per la tutela della scuola statale, obiettivo che dovrebbe unire chi ci governa e non dividere».

SÌ CONDIZIONATO DI CGIL

Il decreto scuola «è un provvedimento per molti versi positivo» che ha preso le mosse «dalla necessità di dare risposte adeguate al problema del precariato e quindi all’abuso di contratti a tempo determinato nel settore scuola». Fatta questa premessa il leader della Cgil Scuola, Francesco Sinopoli, ha avanzato una serie di emendamenti per risolvere le criticità : il tema dei diplomati magistrali; la richiesta del riconoscimento del servizio di sostegno per la partecipazione al concorso riservato; l’estensione della partecipazione al concorso straordinario ai docenti che insegnano nei Centri di formazione professionale; la richiesta di abbassare a 6/10 la valutazione della prova scritta computer based come soglia per l’ammissione; la valutazione dell’anno scolastico in corso per il calcolo delle tre annualità per poter partecipare al concorso straordinario. Per la Cgil però è l’assenza del concorso straordinario riservato al personale assistente amministrativo che ha ricoperto l’incarico di Direttore dei servizi generali e amministrativi della scuola per almeno tre anni, l’omissione più grave del decreto.

IN SINTESI…..

Sembra che in fatto di scuola i governi che si succedono, potremmo dire di anno in anno, concentrandosi sui loro reciproci fallimenti non fanno altro che peggiorare le condizioni della scuola italiana e di chi vi lavora e studia.